…nell’inutile dolcezza della sera.

lunedì 20 luglio 2009

Il viaggio

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 14:44

“L’origine dell’esistenza è il movimento. In essa quindi non può esistere l’immobilità, perché se l’esistenza fosse immobile tornerebbe alla sua origine, che è il Nulla.”

(Ibn al-Arabi, Kitâb al-isfâr)

sabato 11 luglio 2009

[god’s in his heaven all right]

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 1:33

La mia giornata tipo. Mi alzo alle due o anche alle tre del pomeriggio, perché sono andato a letto alle cinque o più tardi per lavorare. 9 euro all’ora, lordi, per il lavoro notturno. Mangio senza fame alcuna, giusto per alimentarmi. Torno nel mio studio e accendo il computer, come se non ne avessi abbastanza. Apro la posta, un giro sui giornali online, molto raramente un’occhiata a Facebook se qualcuno ha lasciato messaggi o altre stronzate sul mio account. Poi cerco di alzarmi da quella sedia per fare qualcosa d’altro, che sia buono, che valga il tempo che prende. Fino a qualche giorno fa prendevo la bici e mi facevo trenta, quaranta chilometri senza fermarmi, con la musica nelle orecchie. E’ abbastanza liberatorio, e salutare oltretutto. Ma è arrivato il caldo ed è sempre più arduo muoversi sotto il sole. Ancora ci provo, ma luglio e agosto saranno mesi difficili. Altrimenti? Poco altro. Qualche volta cerco un posto all’aperto per leggere, che sia all’ombra, e con un tavolo o qualcosa di simile sopra cui appoggiare il romanzo gigantesco e bellissimo che sto leggendo adesso. Voglio dire che non potrei cercare solamente una panchina come fanno tutti i lettori all’aperto, perché il mio libro è troppo pesante da tenere in mano; sono anche un po’ orbo, e mantenendolo semplicemente appoggiato sulle gambe non riuscirei a leggere bene. Comunque non ci sono molti posti del genere intorno a casa mia, nel raggio di venti chilometri. Solo panchine, quasi nessuna panchina con tavolo (sono quelle cose che si trovano nelle aree di sosta per camperisti, un tavolaccio di assicelle in legno con due panche sui lati lunghi). Quindi niente lettura all’aperto. La lettura è una cosa da rimandare alle notti in cui non c’è lavoro e aspetti che il sonno ti si conceda; sempre più dispettoso, nonostante le benzodiazepine più superalcolici (non in questo ordine). Ok. Quindi? Niente.

Se riesco a fare passare il pomeriggio in qualche modo, meglio; altrimenti comunque mi aspetta il mio mobiletto segreto degli aperitivi. Sì, un’idea malsana resa possibile dal basso prezzo dei liquori nella GDO, quei dannati centri commerciali dove puoi trovare una bottiglia di vodka a 5 euro. Ho fatto provvista tre settimane fa, tutto l’occorrente per preparare gli aperitivi classici più qualcosa per il dopocena. Ora le bottiglie sono quasi vuote e io ho sviluppato una tolleranza abbastanza avanzata, ma chi se ne frega. L’importante è potersi preparare un bel vodka-martini o un negroni in quel breve momento prima della cena. Mentre fuori c’è la luce più bella dell’anno, quella di fine giugno alle nove di sera, e tu ti senti così vuoto che vorresti semplicemente dissolverti nei colori lassù, lontano. Invece tocca stare davanti al monitor, ad aspettare il lavoro. Che non sempre arriva puntuale. E così la giornata è praticamente finita: mangio di gusto, con l’aiuto dei miei beveraggi, mando giù il mio vino a cena e poi qualcosa anche dopo, quasi sempre. Che cazzo dovrei fare? Non so resistere lucido, e allora? Provate a stare svegli davanti allo schermo di un portatile da mezzanotte alle cinque del mattino; e sono perfino i momenti migliori, perché alla fine sai che hai guadagnato la tua giornata. Soldi, niente di più, è chiaro.

Così. Quasi tutte le sere verso sera sono sotto alcol, ma non riesco più a ubriacarmi davvero; la tolleranza è un problema serio. Anche adesso sono sotto l’effetto di un kamikaze prodigo oltre il dovuto di vodka e cointreau. Non sono fuori, ma sciolto e più tranquillo sì. Stasera mi è venuta perfino voglia di scrivere. E’ perché ho bevuto, chiaramente; scrivo mentre invece dovrei lavorare. Peggio per chi mi paga. Spesso mentre aspetto di lavorare mi metto a guardare vecchi film o telefilm registrati. Ogni quindici venti minuti mi fermo, controllo, e se non c’è niente da fare sul pc riparto con la visione.

Ieri notte però non c’era proprio niente da fare. Ho guardato un documentario su Rai3, poi un film. Alle due e quaranta la casa era più vuota che mai. Mia madre era andata a dormire due ore prima, mio padre dormiva anche lui davanti al televisore, sempre maledettamente acceso. Mia sorella non abita più a casa da un po’ di tempo, sta cercando di ritrovarsi, e prego che ci riesca. Sarebbe la cosa più bella di tutte. Sono uscito sotto il portico, non avevo bevuto nulla stranamente, non mi andava neppure di fumare l’ultima sigaretta. Ho semplicemente guardato la luna piena e mi sono messo a parlare da solo, a parlarmi. Dovevate vedere che bellezza là fuori: il mio giardino, con il prato appena tagliato sotto la luna, le foglie che si muovono nel vento fresco della notte, scure contro il cielo chiaro d’inizio estate. “E’ questo che hai sempre voluto no? Dovresti essere contento adesso, stronzo. Niente preoccupazioni, niente amore, niente amicizie vere, niente di niente. Il nulla davanti a me, dietro quasi solo brutti ricordi. Eppure questo era quello che volevi in fondo. Fuggire dalla vita perché la vita è troppo complicata. E così ti sei costruito il tuo eremo, quasi senza accorgertene. Ma è diventato una prigione quest’eremo d’oro, e se non ti affretti morirai qui. Non sto scherzando, è vero adesso, mentre desideri disperatamente conoscere, uscire, vedere, fare, andare. Non c’è più molto tempo amico. Hai trentadue anni, ma potresti già essere morto e non essertene accorto. Cosa vuoi fare?”

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