…nell’inutile dolcezza della sera.

sabato 2 gennaio 2010

Groove Armada – My Friend

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 1:53

Hanno suonato a Torino ieri notte. Dovevo essere là, volevo andarmene via, lontano dal solito Capodanno nei soliti posti di merda, quelli che mi ricordano quanto la mia vita sia merdosa ultimamente… Non si sono riuscito, ieri notte pioveva dappertutto, andare fino a Torino da soli troppo sbattimento, 4 ore di macchina o 120 carte di treno… Troppo casino. Invece sono rimasto con gli amici, i miei migliori amici. Erano secoli che non facevamo il Capodanno insieme noi quattro. E’ stata una bellissima serata, non mi divertivo così da un bel pezzo. E’ sempre la solita storia: non fare progetti perché non diventeranno mai realtà; invece, affidati all’ultimo momento, al caso, o anche soltanto lascia che sia qualcun altro a prendere il timone. E’ più facile, ha molto più senso dei progetti solitari, e potrebbe farti anche un bel po’ di bene.
Forse il video c’entra qualcosa con le cazzate che ho appena scritto, ma forse più con i ricordi che ti fanno male e che ti spingono a cercare di cambiare la tua vita… E a fare progetti. Boh. Delirio. 2010.

lunedì 20 luglio 2009

Il viaggio

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 14:44

“L’origine dell’esistenza è il movimento. In essa quindi non può esistere l’immobilità, perché se l’esistenza fosse immobile tornerebbe alla sua origine, che è il Nulla.”

(Ibn al-Arabi, Kitâb al-isfâr)

sabato 11 luglio 2009

[god’s in his heaven all right]

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 1:33

La mia giornata tipo. Mi alzo alle due o anche alle tre del pomeriggio, perché sono andato a letto alle cinque o più tardi per lavorare. 9 euro all’ora, lordi, per il lavoro notturno. Mangio senza fame alcuna, giusto per alimentarmi. Torno nel mio studio e accendo il computer, come se non ne avessi abbastanza. Apro la posta, un giro sui giornali online, molto raramente un’occhiata a Facebook se qualcuno ha lasciato messaggi o altre stronzate sul mio account. Poi cerco di alzarmi da quella sedia per fare qualcosa d’altro, che sia buono, che valga il tempo che prende. Fino a qualche giorno fa prendevo la bici e mi facevo trenta, quaranta chilometri senza fermarmi, con la musica nelle orecchie. E’ abbastanza liberatorio, e salutare oltretutto. Ma è arrivato il caldo ed è sempre più arduo muoversi sotto il sole. Ancora ci provo, ma luglio e agosto saranno mesi difficili. Altrimenti? Poco altro. Qualche volta cerco un posto all’aperto per leggere, che sia all’ombra, e con un tavolo o qualcosa di simile sopra cui appoggiare il romanzo gigantesco e bellissimo che sto leggendo adesso. Voglio dire che non potrei cercare solamente una panchina come fanno tutti i lettori all’aperto, perché il mio libro è troppo pesante da tenere in mano; sono anche un po’ orbo, e mantenendolo semplicemente appoggiato sulle gambe non riuscirei a leggere bene. Comunque non ci sono molti posti del genere intorno a casa mia, nel raggio di venti chilometri. Solo panchine, quasi nessuna panchina con tavolo (sono quelle cose che si trovano nelle aree di sosta per camperisti, un tavolaccio di assicelle in legno con due panche sui lati lunghi). Quindi niente lettura all’aperto. La lettura è una cosa da rimandare alle notti in cui non c’è lavoro e aspetti che il sonno ti si conceda; sempre più dispettoso, nonostante le benzodiazepine più superalcolici (non in questo ordine). Ok. Quindi? Niente.

Se riesco a fare passare il pomeriggio in qualche modo, meglio; altrimenti comunque mi aspetta il mio mobiletto segreto degli aperitivi. Sì, un’idea malsana resa possibile dal basso prezzo dei liquori nella GDO, quei dannati centri commerciali dove puoi trovare una bottiglia di vodka a 5 euro. Ho fatto provvista tre settimane fa, tutto l’occorrente per preparare gli aperitivi classici più qualcosa per il dopocena. Ora le bottiglie sono quasi vuote e io ho sviluppato una tolleranza abbastanza avanzata, ma chi se ne frega. L’importante è potersi preparare un bel vodka-martini o un negroni in quel breve momento prima della cena. Mentre fuori c’è la luce più bella dell’anno, quella di fine giugno alle nove di sera, e tu ti senti così vuoto che vorresti semplicemente dissolverti nei colori lassù, lontano. Invece tocca stare davanti al monitor, ad aspettare il lavoro. Che non sempre arriva puntuale. E così la giornata è praticamente finita: mangio di gusto, con l’aiuto dei miei beveraggi, mando giù il mio vino a cena e poi qualcosa anche dopo, quasi sempre. Che cazzo dovrei fare? Non so resistere lucido, e allora? Provate a stare svegli davanti allo schermo di un portatile da mezzanotte alle cinque del mattino; e sono perfino i momenti migliori, perché alla fine sai che hai guadagnato la tua giornata. Soldi, niente di più, è chiaro.

Così. Quasi tutte le sere verso sera sono sotto alcol, ma non riesco più a ubriacarmi davvero; la tolleranza è un problema serio. Anche adesso sono sotto l’effetto di un kamikaze prodigo oltre il dovuto di vodka e cointreau. Non sono fuori, ma sciolto e più tranquillo sì. Stasera mi è venuta perfino voglia di scrivere. E’ perché ho bevuto, chiaramente; scrivo mentre invece dovrei lavorare. Peggio per chi mi paga. Spesso mentre aspetto di lavorare mi metto a guardare vecchi film o telefilm registrati. Ogni quindici venti minuti mi fermo, controllo, e se non c’è niente da fare sul pc riparto con la visione.

Ieri notte però non c’era proprio niente da fare. Ho guardato un documentario su Rai3, poi un film. Alle due e quaranta la casa era più vuota che mai. Mia madre era andata a dormire due ore prima, mio padre dormiva anche lui davanti al televisore, sempre maledettamente acceso. Mia sorella non abita più a casa da un po’ di tempo, sta cercando di ritrovarsi, e prego che ci riesca. Sarebbe la cosa più bella di tutte. Sono uscito sotto il portico, non avevo bevuto nulla stranamente, non mi andava neppure di fumare l’ultima sigaretta. Ho semplicemente guardato la luna piena e mi sono messo a parlare da solo, a parlarmi. Dovevate vedere che bellezza là fuori: il mio giardino, con il prato appena tagliato sotto la luna, le foglie che si muovono nel vento fresco della notte, scure contro il cielo chiaro d’inizio estate. “E’ questo che hai sempre voluto no? Dovresti essere contento adesso, stronzo. Niente preoccupazioni, niente amore, niente amicizie vere, niente di niente. Il nulla davanti a me, dietro quasi solo brutti ricordi. Eppure questo era quello che volevi in fondo. Fuggire dalla vita perché la vita è troppo complicata. E così ti sei costruito il tuo eremo, quasi senza accorgertene. Ma è diventato una prigione quest’eremo d’oro, e se non ti affretti morirai qui. Non sto scherzando, è vero adesso, mentre desideri disperatamente conoscere, uscire, vedere, fare, andare. Non c’è più molto tempo amico. Hai trentadue anni, ma potresti già essere morto e non essertene accorto. Cosa vuoi fare?”

lunedì 27 ottobre 2008

La strada

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 13:52

Difficile non perdersi. Dentro, voglio dire. Le mie giornate ultimamente sono assurde: mi alzo tardi la mattina, controllo il computer per vedere se c’è un po’ di lavoro ma non ce n’è mai, così torno a letto. Non riesco mai a dormire bene, o perché mi svegliano troppo presto o perché vado a letto troppo tardi, o entrambe le cose. A volte la mattina mi masturbo nel mio letto. Mentre là fuori tutto va avanti, io sono nella mia stanza buia con la porta chiusa. Ho tanta voglia di una donna, è un anno che non faccio l’amore. Non che io desideri una relazione, o perlomeno non ne sono sicuro; vorrei avere il corpo di una donna, il suo respiro, la superficie della sua pelle, il calore tenero di un corpo nudo accanto al mio.  Ma non credo più nelle donne reali, le loro bugie, le loro promesse. Sono il nulla.

Mi sembra proprio di non avere più nulla; non ho una donna, non ho un lavoro, non ho uno scopo. E’ la fine di ottobre, le giornate sono grigie ma si può ancora stare con le finestre aperte. Io lascio passare il tempo, cerco di impegnarlo, di non buttarlo via, di non sprecarlo. E’ difficile. Se penso alla mia vita e a come sono ridotto provo un dolore fisico, una voglia di sedermi e non andare più avanti. Restare lì a fumare e basta. Sono felice quando posso andare a ubriacarmi, ecco la mia fonte principale di speranza in questo periodo: so che prima o poi potrò entrare in un bar e bere due o tre cose forti, per stordirmi, ridere, svuotare la testa. E d’altro canto che lavoro vorrei? Vorrei la fidanzata, per uscire la domenica pomeriggio in macchina, come fanno orribilmente tutti? Non voglio quelle stronzate per me, voglio osservare gli altri mentre le fanno, come cavie da laboratorio. Se scegli, muori. La tua vita finisce là dove ti senti arrivato e realizzato, “professionalmente”, “sentimentalmente”, mio dio.

Oggi inizia una nuova settimana fatta di poco o nulla. So che dovrei cercare un nuovo lavoro, ma non ho voglia di ricominciare a sbattermi. Non so nemmeno cosa mi piacerebbe fare, non vedo comunque nulla di bello nei paraggi: la cosa migliore è l’impiegato, il data entry, merda così. Forse oggi se potessi scegliere andrei a fare il guardiaparchi giù in Abruzzo; oppure mi iscriverei al Politecnico di Torino, ingegneria energetica. So cosa dovrei fare perché la mia vita trovasse un senso: dovrei iscrivermi a infermieristica qui vicino, fare tre anni  di studio su cose che non mi hanno mai appassionato, poi andare in Africa. Ma non ho il coraggio. Se io fossi solo, lo farei; ma non ho il coraggio di far soffrire mia madre, ne morirebbe. Non ho il coraggio di lasciare quello che ho qui, anche se non sono felice: qui perlomeno non sono solo. 

Dovrei andare a vivere a Milano, cercarmi un lavoro del cazzo come creativo? Vivere di aperitivi, cinema, gli orari del lavoro tutti i giorni, essere felice quando è venerdì e nauseato la domenica sera? Routine infinita e stupida, poi ti ritrovi vecchio e non hai concluso nulla, niente che valesse la pena fare. Già, ma cos’è che vale davvero la pena fare? Se non credi nella famiglia o nella nobiltà del lavoro qualunque esso sia, cosa resta? Una volta avevo dei sogni, ora di quelle apparenze non mi importa più nulla. Sarebbero state inutili come è inutile la mia vita di oggi. 

Eppure ne ho vista di miseria nel mondo. E io non sono mai contento della mia esistenza, mentre c’è chi un’esistenza proprio non ce l’ha. Bisogna fare fruttare quel poco allora, smettere col desiderio di perdersi, non buttarsi via.

sabato 18 ottobre 2008

Autodafé

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 21:43

E’ così bello essere ubriachi… Ti aiuta a non scendere al livello della merda che c’è intorno. Gli altri ti considerano merda, ma sono loro gli idioti. Non è sublime? Vaffanculo a me stesso, prima di tutto; e poi agli altri. A me non piacciono i pulpiti, preferisco rimanere nell’ombra. Ostile, ma non vile.

giovedì 16 ottobre 2008

Nonsenso

Filed under: Senza Categoria — damonomad @ 17:46

Credo di avere perso tutto. Non lo penso tutti i giorni, ma lo credo. Userò questo blog per i miei messaggi in bottiglia, anche se la mia esistenza e la mia identità non hanno alcuna importanza. La mia vita non ha alcun senso e non serve a nessuno, tantomeno a me stesso. La mia solitudine non è ancora totale, ma incipiente. Mi importa soltanto di leggere, scrivere, ascoltare musica, guardare film, ubriacarmi. Vorrei stare fermo il meno possibile, vorrei muovermi continuamente. Vorrei registrare tutto, ricordare soltanto le cose buone. E invece è un continuo ricordare quelle cattive, un continuo essere deluso da me stesso e dagli altri, vicini e lontani. Non comprendere più gli altri esseri umani è una cosa difficile da accettare, così faccio finta di nulla. Ho poco più di trent’anni, ma sento che la mia vita è finita. Almeno per come la conoscevo fino a poco tempo fa. Quando qualcosa di nuovo inizierà? Quando me ne andrò? E’ possibile andarsene e dimenticare tutto e tutti? Vorrei tanto provarci, ma ancora non ne trovo il coraggio; probabilmente non lo troverò mai. Resterò qui a marcire e a sentirmi inutile, anche se la sensazione del fallimento è abbastanza tonificante per me: significa non essere come tutti gli altri, come quelli a cui importa dei traguardi di qualunque tipo. Li raggiungi, e poi? Muori nell’autocompiacimento. No, io non faccio nulla e ho tutte le strade aperte, tutta la vita davanti, come mi dice chi mi vuole bene. Ma davanti non vedo nulla, solo tempo da far passare. Come con questo stupido e malato blog. Basta, interrompo questo flusso idiota.

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